Rassegna costi – materiali e affini scopriamoli più da vicino
In questo particolare periodo storico, mi ritrovo (e sicuramente anche tu) a leggere di proteste e manifestazioni sui giornali e ad ascoltare notizie affini per radio (attualmente la televisione non la guardo se non per la mia droga quotidiana alias Tabatha mani di forbici, scoperta in un freddissimo pomeriggio a base di tè verde e biscotti).
E da lì, dalle proteste, sono nate conversazioni interessanti e complesse fatte con gli amici che mi hanno fatto riflettere, te ne estraggo una parte in particolare, che ben si addice al mondo della moda.
Parlando dei tassisti siamo arrivati al punto, “forse attualmente si è un po’ perso il valore economico dei servizi e dei prodotti“. Cosa significa?
Che spesso abituati come siamo, me compresa, ad acquistare prodotti scontati, da catene sfavillanti, al mercato da bancarelle che vendono prodotti tutti uguali e in generale presso gli avamposti della grande distribuzione, spesso a prezzi incredibilmente bassi, ci dimentichiamo che per fabbricare un prodotto o per fornirci un servizio, c’è più di un costo, c’è il materiale, ci sono le persone che hanno fabbricato e ideato il materiale.
Poi ci sono quelli che hanno pensato alla forma, chi ha fatto la forma e poi chi ha contrattato per vendere i prodotti nei negozi, chi li trasporta, chi li commercia, il costo di dirci che il prodotto esiste, il costo della confezione, il costo dello stoccaggio….ecc….
Una lunga serie di costi, è vero che esistono le cosiddette economie di scala, ma non illudiamoci, i prodotti come i vestiti, per costare 10 euro, bè qualcuno che in questa catena ci ha guadagnato troppo poco sicuramente c’è.
E non possiamo nemmeno pensare che la qualità sia alta, certo per il basic è un’altro discorso, ma parlando del resto forse manca un contatto con il reale.
Intendo un contatto con le realtà produttive, si è perso un po’ di vista quello che passa un capo d’abbigliamento prima di giungere fino al nostro armadio, e spesso non ci si rende nemmeno conto di quali siano i costi occulti che affrontiamo nel momento in cui scegliamo un capo di bassa qualità, senza conoscerne la realtà produttiva.
Per esempio, l’impatto sociale che ne deriva, magari risparmiamo e possiamo permetterci una scelta più ampia, ma poi alimentiamo un mercato del lavoro che necessita la massima competizione sociale, il minimo salario, la mobilità e la delocalizzazione (emblematico il caso Omsa http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/perche-omsa-fuggita-serbia-guerra-paesi-competizione/182777/ ).
E poi costi bassi di materie prime che al diminuire del costo sono trattate con inchiostri peggiori, ricavati da petrolio e materiali plastici. E da qui ecco un costo occultissimo che ci riguarda in prima persona, la salute. I danni che ci provochiamo indossando oggetti dai materiali scarsi, sintetici, dagli inchiostri al limite della tossicità variano dalla dermatite, all’irritazione, all’allergia fino a conseguenze anche più gravi.
La lista è lunga e quello che vorrei è cercare di dare il giusto valore alle cose, di ridimensionare la voglia di acquistare, bombardati come siamo dal colore dello shopping, dall’amore per l’oggetto, per avere più varietà possibile nel proprio armadio e perdere di vista le conseguenze.
Per questo da adesso inizierò questa mini rubrica dove ti presenterò i materiali, i ricarichi, i costi occulti di un tuo capo di abbigliamento, non perchè voglio cambiare il mondo o convincerti necessariamente del mio pensiero, ma perchè è giusto che tutti abbiano tutte le informazioni possibili per poter fare qualsiasi scelta vogliano.
Ti linko intanto al sito di Altromercato che a questo ha già pensato la primavera scorsa cercando di far capire il viaggio di un proprio capo in maniera simpatica e creativa http://www.altromercato.it/it/prodotti/persona/stilista-per-caso/viaggio-di-un-capo/viaggio-capo
Se vuoi dire la tua come consumatore, come produttore, come distributore, come informatore, come designer, come cavallo alato o qualsiasi altro ruolo tu voglia incarnare sulla questione scrivimi su ilferocissimocarlino@gmail.com o lascia un commento
Ps. per chi magari non lo sapesse ma vorrebbe saperlo Omsa è parte del gruppo Golden Lady che possiede anche i seguenti brand :





